24 giugno 2020

Assalzoo: in aumento la produzione di mangimi per avicoli e bovini. Giù l’acquacoltura

Roma, 24 giugno 2020 – Con un incremento della produzione superiore a quello complessivo del totale mangimistico, l’avicoltura si conferma un segmento essenziale per la mangimistica italiana. Numeri positivi anche per i bovini, mentre risulta stabile la produzione di mangimi per la suinicoltura. Male, invece, dopo anni di incrementi continui, la fornitura di alimenti per l’acquacoltura con un marcato calo di output. È questo, in estrema sintesi, il quadro della produzione di mangimi per i diversi comparti zootecnici nel 2019 delineato nel corso dell’assemblea annuale di ASSALZOO, l’Associazione nazionale tra i Produttori di alimenti zootecnici, che si è svolta in videoconferenza il 24 giugno.

“Complessivamente la produzione di mangimi composti ha mostrato una buona capacità di tenuta nel 2019 rispetto all’anno precedente”, sottolinea il presidente Marcello Veronesi. “E questo è di sicuro un indice del buono stato di salute del settore mangimistico italiano, capace di soddisfare la domanda proveniente dalle principali filiere zootecniche. Le uniche riduzioni – prosegue – , in alcuni casi anche piuttosto consistenti, hanno riguardato gli allevamenti delle specie minori ai quali è riservato meno del 7% rispetto alla produzione complessiva nazionale”.

A fronte di un incremento dei livelli produttivi per l’intera industria mangimistica dell’1,3%, il comparto dei volatili ha fatto segnare un incremento dell’1,8% rispetto al 2018. L’avicoltura, che intercetta oltre il 40% della produzione totale, ha visto salire l’output da 5.870.000 a 5.975.000 tonnellate, recuperando abbondantemente la leggera flessione dell’anno precedente (in cui aveva accusato un calo del -0,8%). Tra le diverse specie i numeri migliori li hanno fatti registrare le galline ovaiole (+2,7%) ma anche i tacchini (+2%) e i polli da carne (+1,2%). Unico segno meno per gli altri volatili (-1,8%).

Stabile il secondo comparto per quota parte sul totale della produzione, ovvero la suinicoltura, a cui è destinato il 25,5% del totale di mangimi prodotti. Tra il 2018 e il 2019 l’incremento è stato contenuto nel +0,4%, da 3.731.000 a 3.745.000 tonnellate.

Molto meglio è andato il settore bovino, che tallona la suinicoltura con il 23,7% della produzione totale di mangimi. Anche per questi allevamenti il progresso produttivo è stato maggiore di quello generale, con un aumento del 2% (da 3.399.000 a 3.467.000 tonnellate). Superiore al valore medio il dato delle vacche da latte (+2,4%) mentre per i bovini da carne il rialzo è stato più contenuto, pari all’1,5%. Meno bene i bufali che, dopo il trend positivo degli ultimi anni, hanno accusato un decremento del 3%.

Tra gli altri animali, i numeri peggiori in assoluto sono quelli dell’acquacoltura e del settore equino con, rispettivamente, una flessione di ben il 7,2% e il 7,6% della produzione di mangimi. Ottima invece la performance degli ovini (+4,4%) e delle altre specie (+8,5%). Sotto l’1%, infine, l’aumento della produzione di alimenti per gli animali da compagnia.