Biotech Week: “Cibo per la mente” promuove l’innovazione nell’agroalimentare Made in Italy

Massimiliano Poggi, Deborah Piovan e Piero Morandini

Grano, pomodoro, olio d’oliva, riso, basilico. Sono questi gli alimenti simbolo della dieta mediterranea che “Cibo per la mente” ha scelto per spiegare “Perché l’agricoltura e il cibo Made in Italy hanno bisogno di ricerca e innovazione”. Il workshop sulle biotecnologie agroalimentari si è tenuto il 26 settebre presso FICO a Bologna, in concomitanza con la sesta edizione dell’European Biotech Week. Un vero e proprio pranzo scientifico, in pieno stile “Cibo per la mente”, che ha alternato alle pietanze preparate ‘live’ dallo chef Massimiliano Poggi la divulgazione di Piero Morandini, ricercatore del dipartimento di Bioscienze dell’Università Statale di Milano. A condurre l’evento Deborah Piovan, portavoce del Manifesto per l’innovazione in agricoltura che riunisce 13 associazioni della filiera agroalimentare italiana: dalla ricerca fino al prodotto finito, per un fatturato di circa 30 miliardi di euro.

La ruggine del grano, la xylella degli olivi o il virus del mosaico che colpisce il pomodoro: i partecipanti hanno scoperto quanti pericoli mettono a rischio persino una semplice bruschetta, prima che gli ingredienti possano arrivare a tavola. La buona notizia è che, grazie alla ricerca scientifica, gli agricoltori non sono soli davanti alle sfide globali della sicurezza alimentare. Le biotecnologie sono una risorsa fondamentale fra gli strumenti utili per aumentare le rese in maniera sostenibile, contrastare l’aggressività delle malattie delle piante e produrre alimenti più nutrienti. Un esempio? “Attraverso il genome editing è possibile ricreare nel riso Arborio la resistenza al brusone, un fungo che causa perdite del 10-30% con devastanti epidemie regionali – ha spiegato Piero Morandini -. Questo risultato è raggiungibile in uno – due cicli vitali, che salgono tranquillamente a 7-8 con gli incroci tradizionali”.

L’Italia è il primo paese dell’Unione europea per valore aggiunto in agricoltura (31,5 miliardi di euro nel 2017). Far progredire il “Made in Italy”, che l’anno scorso ha segnato un -4,4% del Pil nel settore primario, è un obiettivo che rientra in una sfida mondiale. La competizione è inevitabile e persa in partenza se l’Unione non adotterà politiche ambiziose capaci di sbloccare il potenziale dell’agro-industriale, un settore che occupa 30 milioni di persone (13,4% dell’occupazione totale) e rappresenta il 3,5% del valore aggiunto totale nell’economia dei 28 paesi dell’UE.

“Produrre di più e meglio da meno” è il messaggio chiave di Cibo per la mente, ma anche della Fao, che ha fissato l’obiettivo #FameZero per il 2030 e prevede 9 miliardi di abitanti sulla Terra nel 2050 in un contesto di risorse naturali in calo. Nel 2013 la superficie agricola utilizzata in Italia era di 12 milioni di ettari, in calo dal 2005 quando era di 12,7 milioni. Intanto, la spesa pubblica italiana per la ricerca in agricoltura è crollata del -37,8% fra il 2008 e il 2016. Proprio per questo, il Manifesto di Cibo per la Mente chiede ai decisori italiani ed europei che “siano messe in atto politiche di sostegno all’innovazione e all’adozione di tecniche di miglioramento tecnologico in tutti i campi, rendendo disponibili agli agricoltori le migliori tecnologie ed ai consumatori prodotti sempre più sicuri, sostenibili e di elevata qualità” (ciboperlamente.eu).

“La qualità del Made in Italy è riconosciuta in tutto il mondo – ha detto Deborah Piovan al termine dell’evento -. Ma la tradizione ha bisogno dell’innovazione, anche in agricoltura. L’obiettivo del miglioramento varietale è una priorità assoluta che va sostenuta con fondi alla ricerca e un approccio pragmatico e non ideologico alle nuove tecnologie. I cambiamenti climatici, le malattie, nuove  o vecchie, che affliggono le piante, l’evoluzione dei bisogni dei consumatori sono temi fondamentali che non possono essere più rinviati. Cibo per la mente vuole essere il luogo del confronto tra tutti gli attori: consumatori e ricercatori devono dialogare di più anche sui temi dell’agroalimentare”.

Ricerca e innovazione sono parte integrante della filiera agroalimentare, mentre nell’immaginario prevale un’idea di agricoltura “bucolica” lontanissima dalla realtà. Proprio con l’obiettivo di favorire un cambio di mentalità, l’evento di Cibo per la mente è stato inserito fra gli oltre 100 appuntamenti dell’European Biotech Week in Italia, che si conferma il Paese con il maggior numero di iniziative fra i 16 aderenti in Europa. Il dato testimonia la vivacità della ricerca italiana, cui corrisponde purtroppo una scarsa attenzione o diffidenza riservata a questi temi. Il biotech nel suo complesso ha generato nel 2016 un fatturato di oltre 11,5 miliardi di euro a livello nazionale e conta, a fine 2017, 571 imprese attive nelle aree salute, agricoltura e zootecnia, industria e ambiente.