Vendite e uso di antimicrobici negli animali – Sintesi Rapporto 2023

Dal 2017 la strategia veterinaria italiana si inserisce pienamente nel Piano Nazionale di Contrasto all’Antibiotico-Resistenza (PNCAR), in un approccio integrato One Health. L’obiettivo è ridurre l’uso non prudente degli antibiotici, principale fattore di rischio per la diffusione di batteri resistenti. Il Rapporto 2023 presenta i dati aggiornati sulle vendite e sull’impiego di antimicrobici in Italia, raccolti grazie al sistema di tracciabilità elettronica dei medicinali veterinari e in linea con i nuovi obblighi europei del Reg. UE 2019/6.

Riguardo le vendite totali di antimicrobici, nel 2023 sono state vendute 513 tonnellate di principio attivo, di cui il 98,7% destinato agli animali da produzione alimentare (506,6 t). Gli antibiotici rappresentano quasi la totalità delle vendite,  le cui principali forme farmaceutiche sono state: le soluzioni orali (55%), le premiscele (32,7%) e gli iniettabili (8,6%); tali categorie coprono il 90% del totale.

In merito agli animali da produzione alimentare, correlando le tonnellate di antimicrobici venduti con la biomassa animale, l’indicatore delle vendite riporta 81,5 mg/kg, calcolato combinando il numero di animali macellati e animali vivi presenti in Italia nel periodo di raccolta dati moltiplicato per i pesi standardizzati delle diverse specie e categorie animali. Le principali classi utilizzate sono state penicilline (35,6%), tetracicline (20,5%) e sulfamidici (14,1%), che costituiscono oltre il 70% delle vendite. Il 96,9% delle penicilline vendute sono a spettro esteso (95,4% amoxicillina e 4,6% ampicillina), il 2,3% da penicilline resistenti alle β-lattamasi e lo 0,8% da penicilline sensibili alle β-lattamasi. Soltanto una quota minore delle aminopenicilline totali è rappresentata dalle aminopenicilline in associazione con inibitori delle beta-lattamasi. Secondo la classificazione AMEG si osserva una prevalenza della categoria D “Prudenza”, il 72,8% delle vendite (antibiotici di prima scelta), della C “Attenzione”, il 25,9% e della B “Limitare” (critici per l’uomo), solo l’1,3%.

Per quanto riguarda gli animali allevati o detenuti (cani e gatti), nel 2023 le vendite sono pari a 6,76 tonnellate, rappresentando l’1,23% del totale – considerati soltanto i medicinali veterinari antimicrobici per cui l’autorizzazione non prevede tempi di attesa. La biomassa animale nazionale per questi ultimi ammonta a 226,2 (1.000 tonnellate). Le vendite sono rappresentate principalmente dagli antibiotici, con una distribuzione per forme farmaceutiche in cui le compresse costituiscono l’86,1% delle vendite, le forme iniettabili il 10,6% e le soluzioni orali il 3,32%. Per la prima volta è stato coinvolto anche il settore degli animali da compagnia, con l’indicatore relativo alla riduzione del numero di prescrizioni veterinarie contenenti antibiotici critici per l’uomo. Nel 2023, l’analisi dei dati evidenzia una riduzione del 9,11% rispetto al valore del 2020, mentre rispetto al 2022 si registra una variazione di -2,8%. Il documento illustra inoltre, l’andamento e gli indicatori secondo il PNCAR: vendite totali (mg/PCU) 140,3 nel 2023, antibiotici orali -24% dal 2020 e -54,4% dal 2016, CIA  riduzione del 34,5% dal 2020 e del 90,7% dal 2016, animali da compagnia -9,1% di prescrizioni contenenti antibiotici critici rispetto al 2020.

Considerato che la strategia Farm to Fork prevede una riduzione del 50% delle vendite di antimicrobici entro il 2030 (anno base 2018), l’Italia ha raggiunto l’85% del target prefissato (244 mg/PCU nel 2018, 140,3 mg/PCU nel 2023), sebbene resti tra i pochi Paesi UE a fornire dati completi per tutte le principali specie (suini, bovini, polli e tacchini).

Tra le considerazioni finali emerge che, i dati confermano un trend costante di riduzione dell’uso di antibiotici, in linea con i target nazionali ed europei. L’Italia si distingue per la copertura completa (100%) dei dati sull’impiego e per un sistema di tracciabilità elettronica avanzato, ove la prevalenza di antibiotici di prima scelta e il ridotto utilizzo di molecole critiche per la salute umana dimostrano un uso prudente e responsabile, ed i risultati supportano il rafforzamento del legame tra benessere animale, sanità pubblica e sostenibilità ambientale.